Goodbye.
Più ci penso più le persone mi fanno davvero schifo. Il modo di pensare, il modo di ragionare. L'attaccarsi l'un l'altro sbranando senza ritegno anche in un momento in cui si dovrebbe restare uniti.
Nemmeno la morte riesce a portare un briciolo di rispetto tra queste quattro mura. L'egoismo di ognuno di noi è troppo forte da poter pensare che forse no, non è il caso. Forse il silenzio sarebbe la scelta migliore e non una pretesa, un primeggiare sull'altro giusto per il gusto di farlo.
E' morta tua nonna, è morta la madre di tua moglie. Quale bisogno c'è di urlarle addosso quando lei è più fragile? Umiltà. Merda, solo questo. Un po' di compassione e di amore possibilmente non orientato verso se stessi.
Sono anche io così?
Intanto fa strano. Fa strano vederla immobile ora, fissare le coperte e vederle muoversi. Che scherzi assurdi ci gioca la mente.
Eppure l'espressione che ha dipinta sul volto è di pace e calma. Non ci sono più lineamenti contorti dal dolore, solo serenità.
La mia testa continua a ripetere che sì, è giusto così. Con i miei cugini ieri lì, in quella stanza che porta con sé tanti ricordi, scherzavamo sul fatto che probabilmente c'era il nonno ad aspettarla dall'altra parte pronto a dire "Immacolata! E' tardi! La vogliamo mettere questa pasta? Quanto tempo devo aspettare ancora?". E lei sarà lì a correre a destra e a manca facendo mille e più cose contemporaneamente. Impastando dolci, preparando pranzi così grandi da poter sfamare l'intera famiglia per più di una settimana consecutiva. Nessun freno fisico. Nessuna malattia.
Anche nel cuore la sensazione è più leggera, eppure il distacco fa sempre male. Per quanto cerchi di prepararti ad ogni eventualità, il piccolo vuoto lo senti sempre. La consapevolezza di non poter vivere più determinate esperienze entro quelle mura così familiari pizzica. Pizzica di nostalgia e di vecchi ricordi.
"So goodbye, don't cry and smile"
Ciao Nonna.