missed dreams
sabato 8 gennaio 2011


A volte ne sento davvero la mancanza: anche se è sempre stato tutto così naturale perché - parliamoci seriamente - non può mancarti qualcuno che non hai mai conosciuto, giusto? 



Però a volte sento quel vuoto, quel desiderio di poter tendere la mano scavando indietro nei miei ricordi e poterti trovare, trovare i sorrisi che ho imparato a conoscere attraverso numerose foto, accarezzare quelle mani disegnate dal tempo vittime di storie infinite. Mani che io non sfiorerò mai
 


Poterti conoscere rimarrà uno dei desideri
che non realizzerò mai. 



Non si parla mai di te. O lo si fa poco.  


Una volta la nonna lo faceva di più e a me piaceva ascoltarla: sentire di come vi eravate  conosciuti, dell' atterraggio di fortuna, di come ti aveva nascosto sotto un letto, delle tue ferite di guerra...


Scavando in cassetti che nessuno apre più da tempo, mi piaceva sfogliare quel libretto, seguire la tua calligrafia così stranamente elegante immaginandoti impegnato a segnare con dedita minuziosità le ore che passavi chiuso in un aereo perso tra le nuvole. Mi piaceva tracciare i contorni di quella spilla dorata della quale non mi ero mai accorta mancasse un pezzo. Mi piaceva immaginare un profumo sfumato nel tempo che ormai non era più il tuo ma che - infantilmente - speravo che ancora lo fosse.
 


Stasera sei spuntato fuori nei nostri discorsi e quella strana sensazione di calore mi ha attanagliato di nuovo; solo io, papà e mamma e vite vissute più di mezzo secolo fa, il tutto racchiuso intorno ad un tavolo anonimo aspettando una pizza. 
 


Papà non parla mai di te: non riesco davvero a ricordare l' ultima volta in cui l' abbia fatto se non per narrare di quegli ultimi momenti, di quell' ultima sigaretta mentre lentamente te ne andavi.


Però è stato bello. Conoscere qualcosa di nuovo, qualcosa che non avevo ancora sentito. Ridere cercando di immaginare le tue follie, di come guidavi una macchina pensando ancora di essere al comando di un aereo o di come hai fatto star male tuo cognato e tua cognata in un giro nel bel mezzo del cielo. Ascoltare di come la notte in cui è nato tuo figlio eri appena arrivato alla stazione di Napoli e non hai nemmeno avuto il tempo di assaporare il profumo della tua città che sei dovuto tornare su a Torino con il primo treno disponibile perché: "Giuseppe è nato, Michele!".


Sentire la tua guerra: quella brutta e sporca dove vive chi sopravvive. Scoprire il legame che avevi con papà e con la mamma, di come la viziavi e di come avresti viziato noi se solo avessi avuto il tempo di goderti i nipoti che tanto volevi. 
 


"Voleva una femminuccia, la desiderava davvero,
ti avrebbe coccolato tantissimo".
 


E mi sono sentita un po' speciale. Solo un po', solo per un momento. Desiderata


 


Mi sarebbe piaciuto davvero potermi accoccolare ai piedi delle tue gambe e sentire quella voce che la nonna tante volte ha descritto come calda ma pur sempre ironica, sentire le tue storie, vedere il mondo dall' alto come lo vedevi tu. Farmi avvolgere dai profumi dei fiori che con tanta cura coltivavi, nascondermi nella tua piccola serra...


 


Tanti piccoli desideri che rimarranno sigillati da sfuggevoli lacrime dolci.
Sogni e null'altro.

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aethereally ۰ 02:33
1 commenti
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